flanflame: (Default)
flanflame ([personal profile] flanflame) wrote2019-03-16 01:27 am

[One Shot[ Dream On

Titolo: Dream On
Rating: Safe
Fandom: Pokémon
Personaggi. Ash ketchum, Gary Oak
Prompt: scontro mortale (missione Shannen) - partecipa al Cow-T per la squadra Eva-Lirica 
Wordcount: 10.240 (lande di fandom
Avvertimenti: menzione di suicidi, roba creepy sparsa, shonen-ai
Note: Palesemente ci sono riferimenti a sentimenti romantici da parte di Gary verso Ash, ma non triggeratevi, in questa storia hanno entrambi 19 anni. Adulti e consensienti, dunque. Devo farla betare. Lo farò. Non è riletta.



Per la prima volta in tutta la sua vita, Ash vide in faccia la morte.
Gli fece paura, tanta, forse troppa. E lui era Ash Ketchum e non aveva mai vissuto realmente la paura,. Tuttavia, quella volta... beh, quella volta di fronte a sé c'era qualcosa di tanto mostruoso quanto bellissimo. Una creatura che poteva detenere non solo il potere della vita, ma anche quello di privarne qualcuno.
Ash si inginocchiò, trovandosi con le mani nella terra, mentre tutto intorno a lui aveva cominciato a bruciare.
Era da solo e sì, aveva paura. Forse fin troppa.

***

Ash aveva cominciato un nuovo viaggio nella regione di Trevist. I suoi itinerari stavano diventando sempre più lunghi e faticosi, probabilmente complice lo scorrere degli anni. Certo era ancora giovane, aveva appena diciannove anni, ma dopo aver passato quasi metà della sua vita per boschi, foreste e nuove città, Ash stava scoprendo qualcosa che non pensava di poter desiderare; la tranquillità.
Alcune volte era facile trovarla. Gli bastava fermarsi in una foresta ad ascolare il rumore del vento o di un ruscello, mentre altre bastava stendere a terra il sacco a pelo e riposarsi con il suo fedele Pikachu, l'unico che, in quell'avventura, non lo aveva mai lasciato.
Il cielo sopra la sua testa, quel giorno, era particolarmente splendente. Stormi di Taillow volevano sereni e l'inverno aveva appena lasciato l'ingresso alla primavera. Ad Ash piaceva da morire il cambio delle stagioni; con esso poteva vedere il mutare della natura e come i suoi colori cambiassero progressivamente.
Erano tre mesi che viaggiava da solo e negli ultimi giorni sentiva il bisogno di trovare compagnia. Per quanto i suoi Pokémon fossero spesso sufficienti per quell'incarico, a volte non bastavano a farlo sentire totalmente felice. Forse perché si era abituato a viaggiare con altre persone, o forse semplicemente perché era un animale sociale per natura. Viaggiare da solo, comunque, non faceva per lui.
Aveva conquistato la sua seconda medaglia soltanto qualche settimana prima e anche solo avere qualcuno che faceva il tifo per lui gli mancava. Lungo i numerosi viaggi i suoi amici erano stati anche i suoi più grandi sostenitori e lo avevano aiutato a superare tutti gli ostacoli che gli si erano parati davanti, primo tra tutti la sua stessa sicurezza.
O meglio, quella che lui spacciava come sicurezza.
Dentro di sé, Ash non si sentiva mai davvero arrivato. C'era sempre un gradino tra lui e il successo, un dannato ostacolo che sembrava insormontabile.
Perciò, tutta quella finta e ostentata spavalderia, non faceva altro che diventare un macigno ancora più grande, quando le cose andavano male. E in quel periodo, in effetti, le cose non stavano andando troppo bene.
Nelle notti trascorse da solo in mezzo alla foresta, Ash continuava a fare il solito sogno: un Pokémon enorme distruggeva qualunque cosa e lui era da solo in mezzo a una landa completamente bruciata. Nessuno al suo fianco, soltanto desolazione e distruzione, una manciata di ombre lontane e qualcosa che troneggiava sopra di lui.
Ash avrebbe voluto interpretare in qualche modo quei sogni, ma l'unica spiegazione che poteva dargli era che rappresentassero le proprie paure. Forse la paura di essere schiacciato, forse l'idea di non riuscire a concludere un viaggio in totale solitudine.
Magari avrebbe potuto provare a contattare qualche vecchio amico per smetterla di compatire se stesso e pensare a quanto sarebbe stato tremendo continuare a viaggiare da soli. Non sembrava così una cattiva idea.

Quando arrivò al centro Pokémon di Vitrea City, Ash si avvicinò alla macchinetta delle bevande e prese una bibita gassata mentre aspettava che tutti i suoi piccoli amici fossero finalmente curati. Avevano affontato qualche battaglia durante il percorso precedente; niente di drammatico, ma non bastavano mai le premure verso la sua squadra.
Ash voleva loro molto bene ed erano, in fondo, tutto ciò che aveva.
Prese un sorso della bibita, sedendosi poi sulla panca lì vicino. Scrollò la lista dei Pokémon visti dal proprio Pokédex, distrattamente.
"Ma guarda chi si vede," una voce fuori dalla sua visuale lo interruppe, costringendolo a voltarsi.
"Gary?!" esclamò, alzandosi di scatto.
"Ebbene sì, in carne ed ossa. Come mai qui, Ash?"
Di fronte a lui c'era il suo rivale di una vita, ma anche un caro amico, e mai come in quel periodo era grato di aver di fronte a sé una faccia nota.
Ash abbozzò un mezzo sorriso.
"Continuo il mio viaggio, ma tu, invece? Come mai qui?" ribatté, guardandolo curioso. Aveva il camice bianco e, doveva ammetterlo, Gary era cresciuto davvero un bel po'. C'era qualcosa di diverso nel suo atteggiamento. La spavalderia non sembrava essersene andata, ma poteva provare un senso di rilassatezza nel guardarlo. Sembrava così... confidente, sicuro di sé.
"Devo fare delle ricerche su questo luogo. Ultimamente ho cominciato a studiare i territori dove alcuni Pokémon sembrano mettere più facilmente radici. Sembra che alcuni si creino dei branchi solo in alcuni posti specifiche, aree molto piccole, creando fenomeni particolari," spiegò, avvicinandosi a sua volta alla macchinetta e prendendo una bibita.
La stappò, cominciando a berla lentamente. Ash lo seguì con lo sguardo, rimanendo in silenzio e inspiegabilmente attratto dai suoi gesti.
"Capisco," disse poi, "hai già scoperto qualcosa di più?"
L'altro scosse la testa. "Niente di particolare, solo alcune congetture. Però rimarrò qui per un po'. Tu invece sei in partenza?"
Ash ci pensò qualche secondo. Tecnicamente, una volta battuto il capopalestra della città si sarebbe diretto altrove, ma forse sarebbe stata una buona idea fermarsi un po' e passare del tempo con un amico, visti gli ultimi trascorsi.
"Diciamo di sì, ma mi fermerei volentieri per un po', se ti va. Devo andare a sfidare il capopalestra dopo di che sarei pronto a rimettermi in viaggio, ma mi hai incuriosito, devo ammetterlo," disse, avvicinandosi a lui. Si sedettero entrambi sulla panchina presente all'interno del centro.
"Incuriosito? Come? Solo perché ho accennato a qualche evento sovrannaturale?"
"Ma non hai accennato a eventi sovrannaturali," osservò, Ash.
"Beh, sì, è quello che intendevo con fenomeni particolari. Ciò che sto studiando va sicuramente oltre la comprensione di ciò che è... naturale, umano o Pokémon che sia," Gary si sporse un poco in avanti, appoggiando le braccia sulle proprie ginocchia.
"Ci sono persone che per arrivare in questa città devono passare per sentieri dove, sembra, si rilevano fenomeni di allucinazioni, amplificazione delle paure... qualcuno è addirittura scomparso per giorni.”
"Scomparso?" chiese Ash, inquietato da quell'affermazione.
Gary annuì, stringendosi nelle spalle.
"E' un caso piuttosto serio, perciò voglio dare un'occhiata e capire cosa sta succedendo. Non nascondo che sono preoccupato e nemmeno sicuro che tutti questi misteri possano essere attribuibili ad un Pokémon, anzi..."
Ash ci pensò su.
“In effetti è da quando ho imboccato il percorso per arrivare qui che ogni notte ho cominciato a fare sogni strani,” si portò una mano sotto al mento, pensandoci. “Sono vividi e, ogni volta, ho come la sensazione che la vita stia scorrendo via dal mio corpo. Però potrebbe essere solo una coincidenza, non credi?”
Gary strinse le labbra e guardò verso l'infermiera Joy, la quale si stava dirigendo verso Ash con una serie di sei Pokéball.
"Oh, i tuoi pokémon devono essere guariti," disse con un sorriso, dando un'occhiata complice ad Ash. "Dai, prendili, non voglio trattenerti oltre dall'andare a sconfiggere il capopalestra di questa città. Per altro si vocifera che sia piuttosto forte. Ti senti pronto?" chiese, mentre Ash ringraziava l'infermiera e riprendeva le sue Pokéball, sistemandole una ad una. Pikachu saltò sulla sua spalla, emettendo un versetto felice.
"Sì, abbastanza. Questo viaggio però ha qualcosa di strano," disse, mesto.
"Che cosa? Per i sogni?"
"No, non per i sogni. E’... non saprei, non sono abituato a viaggiare da solo, non è... piacevole come si potrebbe pensare. Certo non ci sono rallentamenti, magari, però è come se mancasse una parte fondamentale di ciò che mi piace nel viaggiare, capisci?" Ash scosse la testa e accarezzò Pikachu, "sono ingiusto, però. Lui è sempre con me e mi tiene sempre compagnia, non dovrei lamentarmi, in fondo."
Gary fece un sorrisetto e diede una pacca sulla spalla libera di Ash.
"Credo che la compagnia umana sia assai diversa da quella di un Pokémon. Tuttavia, io sono un tipo solitario, lo sai. Non ho mai sofferto la solitudine lungo i miei viaggi, eravamo soltanto io e il mio Umbreon," disse, con tono nostalgico.
"Sembra che tu stia parlando di una vita fa."
"Beh, sono passati parecchi anni da allora. No?"
Ash sorrise e captò una nota amara nella voce di Gary. In effetti erano almeno tre o quattro anni che non si fronteggiavano in uno scontro e Ash non aveva più trovato un rivale come lui. Certo, c'era stato chi lo aveva fatto penare e chi lo aveva sconfitto più volte, ma con Gary ogni scontro aveva un "feeling" diverso, forse proprio a causa della loro storica rivalità, ormai persa per il cambio di rotta di quest'ultimo.
"A cosa stai pensando, Ash?" l'allenatore trasalì e fece un sorriso, grattandosi dietro la nuca.
"Niente di che, hai ragione, in effetti. È passato parecchio tempo dall'ultima volta in cui hai viaggiato e io non ti ho visto davvero per molto tempo. Mi manca un po' la nostra vecchia rivalità," disse, ridacchiando. In fondo, però, lo pensava davvero.
"Beh, uno scontro un giorno di questi possiamo anche farlo. Ma a dire il vero preferirei la tua collaborazione su questo mistero, se ti va. Sono sicuro che tu possa aiutarmi in un modo o nell'altro."
Ash rivolse l'indice verso se stesso.
"Io? E come?"
Gary scosse la testa.
"Ancora non lo so, ma hai detto che sei stato lì e hai ricevuto qualche strana vibrazione, forse puoi essere testimone di qualcosa."
"Mmh," Ash incrociò la braccia, "sembra quasi che tu mi voglia usare come cavia."
Gary rise.
"Forse, ma non voglio che ti faccia del male. Ti dispiace così tanto passare del tempo con me? Hai fretta di andare nella prossima città?"
"No, certo che no!"
"Allora accetta semplicemente la mia compagnia, sono sicuro che potrà essere stimolante anche per te. Inoltre, se proprio ci tieni, posso ripagarti con uno scontro dove ti sconfiggerò, ovviamente."
Ash si mise le mani sui fianchi e inclinò appena la testa di lato, guardandolo con aria di sfida.
"Oh, credi davvero?"
L'altro annuì.
"Assolutamente sì."
"Quindi, se per qualche malaugurato caso vincessi io, cosa succederebbe?"
Gary fece finta di pensarci su, mettendosi due dita sotto il mento e rivolgendo lo sguardo in alto.
"Niente, probabilmente."
Risero entrambi, abbandonandosi allo schienale della panchina sulla quale erano seduti.
Si guardarono per qualche secondo, smettendo di ridere, finché Gary non fece un'espressione che Ash non riuscì a classificare in nessun modo se non "strana".
"Ehy?" chiese, passandogli la mano di fronte agli occhi.
"Non avrei mai pensato di poterlo dire, ma mi era mancato il tuo stupido viso con la tua espressione da pesce lesso, Ashy-boy."
"Non chiamarmi Ashy-boy!" ribatté, Ash, arrossendo lievemente.
"Perché, forse non sei il mio Ashy-boy? Eddai, fatti prendere un po' in giro," Gary poggiò una mano sulla sua testa, spingendogli giù il cappellino. Ash sbuffò, tenendolo per la visiera.
"Staresti meglio senza," osservò, l'altro, dando un colpetto su di esso.
"Cosa?"
"Senza il capello. Staresti meglio..."
"Nah, mi piace e poi è tradizione per me," rispose, fiero, sistemandoselo piano. "E poi ho dei capelli ingestibili, non so come farei senza."
Gary si soffermò a guardarlo, avvicinandosi a lui e togliendogli il berretto, passandogli una mano sulle ciocche vicino al viso. Il cuore di Ash tremò, anzi, il suo intero corpo lo fece. Poteva sentire un brivido percorrergli la schiena, misto tra la soggezione dell'avere il viso di Gary così vicino al proprio, fino al sentirsi scottato dal tocco delle sue dita, sebbene non lo stessero effettivamente sfiorando sulla pelle.
"C-che c'è?"
"Non sembrano così ingestibili, questi capelli," la voce improvvisamente bassa fece scattare qualcosa dentro Ash di indefinito.
Si allontanò e conservò un sorriso, con l'aria di chi sapeva qualcosa di più o voleva fare qualcosa di più. Ash non avrebbe saputo spiegarlo, non era bravo a comprendere le persone. Se la cavava decisamente meglio con i Pokémon, almeno in quel caso.
"Io... credo che dovrei andare a riposare," disse poi, alzandosi e schiarendosi la voce. "Sai, domani devo continuare la ricerca." Ash fece la medesima cosa, alzandosi di scatto e facendo un paio di passi indietro.
"Oh sì, ecco... sì. Io domani vorrei andare a battere il capopalestra, magari potremmo trovarci dopo, che ne dici? Sai, per la ricerca," Ash si passò una mano dietro al collo ripetutamente, sorridendo come un ragazzino e tenendo lo sguardo basso. Si sentiva così stupido e senza una ragione precisa, per di più.
"Sembra una buona idea. Vado a prenotare un letto per dormire, ci vediamo domani, allora. E... in bocca al lupo con la palestra."
Ash sorrise e annuì, tirando un po' più giù la visiera del cappellino.
In quel momento voleva soltanto sparire dalla vista di Gary.

***

Il miglior modo per rilassarsi sembrava essere andare a farsi un giro fuori, perciò portò con sé i propri Pokémon dopo aver prenotato un posto letto al centro e andò a farsi quattro passi. Ancora non riusciva a dare una spiegazione razionale a ciò che c'era stato poco prima tra lui e Gary. Avrebbe potuto quasi definirla "tensione", ma non quella tensione tipica di chi avrebbe voluto fare uno scontro di Pokémon, era un altro tipo di tensione, una di quelle che includeva la sudorazione, la mancanza di saliva e lo stomaco attorcigliato.
Quindi, in soldoni, qualcosa che Ash non sapeva gestire e che forse non voleva gestire.
"Non so che mi sia preso," diede un calcio alla pietra davanti a sé, "improvvisamente mi sono sentito uno stupido. Il mio cervello era completamente vuoto e non potevo far altro che pensare alla mano di Gary così vicina a me. Ti sembra normale?" chiese, rivolgendosi al suo Pikachu, il quale sembrava volergli dare davvero una risposta.
"Sono questi i momenti in cui vorrei che Brock fosse qui. Sono sicuro che lui avrebbe una risposta anche per questo. In fondo, ce l'aveva sempre," disse, avvicinandosi poi a una fontanella e chinandosi per bere un po' d'acqua, mentre Pikachu ne approfittava a sua volta.
Il Pokémon drizzò le orecchie non appena sentì un rumore provenire dai cespugli lì vicino.
"Tutto bene?" chiese Ash, abbassandosi al livello del Pokémon e cercando di guardare oltre gli alberi. Lì vicino c'era il percorso che aveva superato il giorno prima e, sempre all'interno, vi era anche la zona che Gary stava studiando.
"Mh... forse è meglio tornare verso il centro Pokémon, che ne dici?" Ash prese in braccio Pikachu, provando un brivido di terrore lungo la schiena. Non era mai stato particolarmente fifone, forse in parte per la sua incoscienza o, più semplicemente, perché aveva affrontato veramente di tutto. Tuttavia, dopo l'incubo dell'altra notte, non poteva far a meno di pensare a quanto fosse inquietante tutto quell'insieme di coincidenze.
Si lasciò alle spalle il fruscio degli alberi, che mai come quella sera, gli parve fittizio.

Rientrò nel centro medico con Pikachu al suo fianco e si diresse verso il bancone per prendere la chiave della sua stanza. Come accadeva spesso da quando aveva cominciato a viaggiare da solo, avrebbe condiviso la stanza con qualche sconosciuto, ma non era un vero problema. Alla fine era sempre così stanco che si sarebbe semplicemente schiantato sul letto e si sarebbe addormentato. Le ultime notti non erano state poi così... tranquille. Era stanco, e un letto vero sembrava davvero qualcosa di entusiasmante.
Inserì la chiave nella serratura e aprì la porta, camminando piano per non disturbare le persone già presenti nella stanza. Notò che nel letto in basso a sinistra c'era qualcuno con una lampadina accesa, faceva pochissima luce e doveva essere una di quelle da lettura. Soltanto dopo uno sguardo più attento si rese conto che la persona girata di schiena ed avvolta nelle coperte era Gary. Teneva un libro tra le mani e aveva sistemato la lucetta per far sì che riuscisse a leggere senza importunare gli altri.
Ash si chiese quanta probabilità ci fosse che capitassero nella stessa stanza, poi decise semplicemente di non farsi domande. Si tolse la maglietta e si infilò il pigiama cercando di non farsi notare. Non avrebbe potuto reggere il suo sguardo dopo quello che era successo, anche se si rendeva perfettamente conto che in effetti non era successo... niente. Forse era proprio quello il punto?
Si sedette piano sul letto, sperando che il rumore delle lenzuola non fosse sufficiente a far voltare Gary. Per quanto ne sapeva, poteva addirittura essersi addormentato così.
Con calma avrebbe pensato anche a quella stupida reazione che stava avendo, ma non in quel momento. Con calma, appunto. Non riusciva pienamente a razionalizzare i propri sentimenti e, per essere del tutto onesti, non era mai stato bravo a farlo.

Si addormentò con Pikachu al proprio fianco e le lenzuola fin sopra le spalle, girato con la schiena verso il letto di Gary. Voleva soltanto riposare.

***

Intorno a lui tutto stava bruciando. Correva, correva, ma poteva vedere soltanto corpi morti, niente di più. Non riusciva a distinguerli bene, erano perlopiù sagome informi, resti, forse. Tra questi, poteva vedere qualche volto conosciuto.
Scavalcò un cumolo di macerie, mentre intorno a sé il fuoco continuava a divampare.
Ancora una volta, l’enorme Pokémon troneggiava su di lui. Poco dopo lo inghiottì nella sua oscurità e il mondo attorno a lui divenne buio e freddo - o almeno, così lo percepiva.
Qualcosa di mortalmente pericoloso lo stava stringendo a sé, mentre la vita scivolava via dal suo corpo.


Il mattino dopo Ash si risvegliò completamente sudato. Aveva fatto un altro incubo e non era riusctito nemmeno a svegliarsi, stavolta. Pikachu si era accoccolato sul suo petto, forse per provare a tenerlo tranquillo. Doveva averlo visto agitarsi nel sonno e, probabilmente, si era preoccupato.
Ash lo accarezzò, svegliandolo piano.
"Ehy," sussurrò, sorridendogli.
Non riusciva più a sopportare tutte quelle nottate dove gli incubi mangiavano il suo sonno, fino a farlo svegliare stanco. Non riposava serenamente da qualche giorno e questa cosa lo frustrava da morire.
Solo quando aprì del tutto gli occhi si ricordò che Gary stava dormendo nel letto adiacente al suo. Sbatté un paio di volte le palpebre per controllare se fosse ancora lì.
“Buongiorno,” una voce lo riportò alla realtà e anziché provenire dalla direzione in cui stava guardando, arrivò dai suoi piedi. Gary era in piedi in fondo alla stanza, senza maglietta e con soltanto un paio di jeans neri. Si stava agganciando una collana dietro al collo e Ash non poté far a meno che sentirsi inspiegabilmente in imbarazzo di fronte al suo essere parzialmente nudo.
“G-Gary!”
“Beh sì, è quello il mio nome. Mi fa piacere vedere che te lo ricordi,” scherzò, infilandosi - finalmente - una maglietta.
"Smettila di prendermi in giro," rispose Ash, un po' inacidito. "Sono soltanto stordito. Stanotte ho fatto un altro incubo e..."
"Lo so," lo interruppe Gary, avvicinandosi a lui e sedendosi sul suo letto. Pikachu si accoccolò sotto le coperte, assai poco intenzionato a svegliarsi.
"Lo sai? Mi hai sentito?"
"Sì, e se è per questo mi sono anche alzato per cercare di aiutarti, ma sembrava impossibile riuscire a svegliarti. Stavi molto male e continuavi a farfugliare parole senza senso..." spiegò Gary, aggrottando le sopracciglia. "Poi Pikachu si è seduto sul tuo petto e ti sei vagamente calmato. Comunque sono rimasto un po' a guardarti, volevo capire quando ti saresti ripreso."
Ash si fermò. Avrebbe voluto dirgli che non aveva assolutamente bisogno del suo aiuto, tuttavia il suo cuore si scaldò al pensiero che Gary si fosse davvero preoccupato per lui. Erano amici, certo, ma non si aspettava una simile premura da parte sua. Si sentiva anche imbarazzato in effetti, dal momento che l'idea di essere guardato mentre stava dormendo suonava un po'... strana, forse.
"Grazie," rispose poi, senza aggiungere altro.
Gary sorrise e gli passò una mano tra i capelli scompigliandoglieli ulteriormente e dandogli un colpetto sulla testa. Il cuore di Ash fece un sussulto ancora una volta e si sentì così stupido, per questo.
"Andiamo a fare colazione? Mh?"
"Oh sì, ho una fame..." Si toccò lo stomaco e sorrise. Gary si alzò, prese il proprio zaino e si diresse verso la porta, lasciando l'altro da solo.
Prima di tutto doveva cercare di rendersi più o meno presentabile al mondo, perciò indossò i suoi abiti e si sistemò il berretto sulla testa, guardandosi poi allo specchio.
Toccò la visiera del cappellino e quel gesto gli ricordò le parole di Gary. Se lo tolse. Forse non stava così male senza...
Prima di darsi ulteriormente dello stupido da solo, decise di non indossarlo per quel giorno. Lo infilò dentro lo zainetto e si diresse verso la sala dove avrebbero servito la colazione.

Gary si era già sistemato ad un tavolo e pareva aver preso cose da mangiare per entrambi. Si stava versando una generosa dose di caffè, seguito subito dopo da un'altrettanto ampia dose di latte.
"So che preferisci il succo d'arancia," disse Gary, indicandolo. "Ricordi quando facevamo colazione insieme da bambini?" sorrise, ricordandosi quegli attimi.
"La nostra infanzia non è stata solo rivalità, allora," disse Ash, sedendosi e ringraziandolo con un gesto della mano.
"Direi di no. Non ricordo, però, quand'è che abbiamo cominciato a litigare..."
"Io sì," Ash prese un pancake e se lo mise nel piatto, "quando cominciasti a sentirti migliore di me dopo una gara in bicicletta. Avevi vinto e, quando gli altri bambini cominciarono a prendermi in giro perché ero arrivato ultimo, tu invece di voltar loro le spalle ti unisti al coro..." mormorò, abbassando lo sguardo e puntando la forchetta verso il tavolo. Erano passati un sacco di anni da allora, eppure ancora gli faceva un po' male. Era un ricordo sordo, qualcosa che sapeva avergli fatto male e che ormai, per ovvi motivi, stava scemando via.
"Mi dispiace," Gary si strinse nelle spalle, "non so perché facevo così. Tu... eri quello più simpatico, tra noi due. Quello che tutti volevano come amico perché eri sempre sincero e sorridente. Io invece..."
"Sì, ma io volevo essere tuo amico!" esclamò Ash, puntando di più la forchetta sul tavolo, "poi è diventato impossibile starti vicino. Mi respingevi sempre, ogni volta che cercavo la tua stima, il tuo interesse, tu mi trattavi male."
"Lo so." Rispose secco, stringendo un tovagliolo, "sono stato uno sciocco, Ash. Io... ho sempre tenuto a te, devi credermi."
Ash alzò il mento con un po' di disappunto.
"Non lo hai dimostrato poi così bene."
"Hai ragione," ammise, annuendo. "Non ti ho reso la vita facile e, alcune volte, sono stato un bullo con te. Ma ti giuro, ora non penso più... tutto ciò. Lo sai. Anzi, forse non l'ho mai pensato. Non ho mai creduto che tu fossi un totale perdente, anche se te lo dicevo spesso."
Ash si fermò, lasciando la forchetta e sospirando.
"Quindi perché lo facevi? Anche quando viaggiavamo, non... ce ne era bisogno."
Gary lo guardò duramente.
"Non possiamo semplicemente lasciar perdere questo argomento, Ash? E' stato così e basta. Sì, sono stato uno stronzo. Possiamo andare avanti, ora?"
Sebbene Gary fosse realmente cambiato, era evidente, Ash non riusciva ad accettare quella come una spiegazione valida. Erano ragazzini, sì, e allora?
In ogni caso spesso lo aveva fatto sentire come se fosse valso meno di zero e nonostante avessero collaborato diverse volte, ogni tanto c'era ancora una nota dolente nel loro rapporto, qualcosa che Ash non riusciva proprio a lasciar perdere.
Voleva capire. Voleva capire perché il suo migliore amico d'infanzia un giorno aveva deciso di farlo sentire così inetto. Aveva perso il conto delle volte in cui nella sua mente avevano risuonato le parole "non sei capace, sei un perdente," e puntualmente queste si facevano più forti proprio quando Ash si trovava di fronte ad un avversario forte o quando si era ritrovato ad un passo dalla vittoria della lega - come quella di Kalos, ad esempio.
"Sai che c'è? Lascia perdere," Ash prese lo zainetto, lo aprì, mise il cappellino e poi uscì dalla porta del centro medico, seguito da Pikachu. Aveva bisogno di stare un po' per conto suo e il che era piuttosto paradossale, considerando che fino al giorno prima non desiderava altro che stare in compagnia di qualcuno.
Era buffo come Gary provasse di nuovo ad essere suo amico dopo così tanto tempo. Non si erano sentiti per anni salvo in qualche rara e sfuggente occasione e ora pretendeva forse che tornasse tutto come un tempo o, addirittura, come non era mai stato?
E poi cosa erano quei gesti? Quei tocchi dolci sulla testa, la premura di osservarlo mentre faceva un incubo, il suo volerlo al proprio fianco per la ricerca...
Ash si infilò le mani in tasca.
In quel momento il suo obiettivo era sconfiggere il capopalestra di quella città e non avrebbe dovuto pensare a nient'altro se non a quello. Non poteva permettersi distrazioni. Al di là della solitudine che aveva provato fino a quel momento, il proprio obiettivo doveva rimanere il suo fine ultimo.


***

Su un primo momento lo scontro gli sembrò fin troppo facile. Il capopalestra di Vitrea City possedeva, per la maggior parte, Pokémon di tipo Psico. Contrastarli non era stato difficile e l'uomo, all'apparenza piuttosto anonimo e tranquillo, sembrava avergli concesso una facile vittoria, in contrasto con ciò che aveva detto Gary.
Lo scontro più arduo era stato contro il Musharna posseduto dall'uomo, il quale gli aveva dato assai filo da torcere, ma a parte quello, poteva dire con abbastanza sicurezza che non era stato uno scontro così inaffrontabile.
"Ti sei meritato questo premio," disse l'uomo, consegnandogli la spilletta. "Sei un ragazzo temerario, sono sicuro che andrai avanti nella vita."
"Oh, grazie," Ash si grattò il collo imbarazzato, come era solito a fare.

Sorrise, uscendo dalla palestra e sfoggiando la propria medaglia fieramente.
"Siamo stati bravi," disse, guardando Pikachu, "non credi?"
Il Pokémon rispose con un "Pika!" entusiasta. Considerando quanto si sentiva stanco, l'unica cosa che gli sembrava ragionevole era andare a fare un riposino da qualche parte. Non se la sentiva di tornare da Gary, anche se forse doveva ammettere di aver avuto una reazione un po' eccessiva. Era passato molto tempo, non sarebbe cambiato nulla anche se avesse scoperto la vera ragione per cui Gary si era ostinato, per così tanti anni, a trattarlo in quel modo. Avevano superato i loro diverbi, forse era davvero giunta l'ora di andare avanti e basta.
Improvvisamente, Ash si sentì mancare la terra sotto i piedi. Qualcosa lo colpì alle spalle; era freddo e lo aveva attraversato da parte a parte. Non era qualcosa di materiale, non una lama, non un proiettile.
Cadde sull'asfalto, incapace di muoversi e con gli occhi spalancati.
Si rannicchiò su se stesso, stringendosi le ginocchia, mentre sentiva l'eco di Pikachu risuonare nella sua testa. Lo chiamava insistentemente.
Voleva rispondergli, voleva allungare la mano verso di lui, tuttavia non riusciva a farlo. Non poteva farlo.
"Ash!" una voce lontana lo richiamava alla realtà, tuttavia non riusciva a vedere. Sentiva soltanto freddo e la vista si offuscava mano a mano.
"Ash! Abbiamo bisogno di aiuto!" la voce continuava ad essere l'unico contatto con la realtà, finché anch'essa non si spense e tutto ciò che riuscì a vedere fu l'oscurità.

***

Tutto intorno a lui stava bruciando ancora una volta.
Ash si guardò intorno, stavolta cercando qualcosa, qualcuno. Di fronte a sé l'ombra che aveva visto altre volte aveva preso una forma più concreta. Era un uomo, indossava un mantello e un cappello. Lo avrebbe trovato buffo, se non gli avesse davvero fatto una paura cane.
"Chi sei?!"
"Mi conosci," sussurrò l'uomo. La sua voce era tombale. Dietro di lui, l'ombra di un Pokémon gigantesco.
"No! Non ti conosco!"
"E invece sì, solo che non riesci a capirlo..." il volto dell'uomo era indecifrabile, un ammasso di linee e fumo.
"Cosa vuoi? Perché... perché mi perseguiti?"
"Voglio soltanto ritrovare mia figlia," il tono profondo, basso.
Le fiamme divampavano attorno a lui, alcune lo colpirono, ma nessuna lo bruciò. Non sembravano pericolose, per lui.
"E cosa c'entro con tua figlia?"
"Tu, sciocco umano, niente. Ma questa città... questa città..."
"Questa città?" lo incitò Ash, camminando verso di lui. Sembrava non potersi mai avvicinare abbastanza.
"Questa città perirà per quello che ha fatto..."

***

"Ash! Sei sveglio," il ragazzo aprì lentamente gli occhi, trovando il volto di Gary vicino al suo. Teneva le mani sul letto e lo guardava con apprensione. Pikachu si era accoccolato al suo fianco e sussultò non appena aprì gli occhi.
"Sto bene," mormorò, insicuro. No, non stava per niente bene. Aveva dannatamente paura e non riusciva a capire che diamine fosse successo.
"Come... come mai sono qui?" chiese, confuso.
Gary scosse la testa.
"Ti ho trovato sull'asfalto. Ti stavi contorcendo dal dolore, hai parlato di morte..." mormorò Gary. "Vado a chiamare l'infermiera. Aspetta un attimo, deve sapere che sei sveglio," disse, alzandosi velocemente e chiamandola, affacciandosi sulla porta.
"Sì io... ho sentito qualcosa di freddo che mi attraversava, poi non ricordo più niente," mormorò Ash. L'altro lo guardò preoccupato.
"Ci sono almeno altre tre persone in questo ospedale che affermano di aver vissuto un episodio simile. Sembra non essere un caso isolato e, per qualche motivo, sono portato a credere che sia strettamente connesso con ciò che succede nella foresta."
"Tu dici?"
"Mhmh."
"In effetti..." Ash parlò piano, si sentiva senza forze, "ho sognato... stavolta sono riuscito a parlare con un uomo. O almeno, credo che fosse un uomo. Non so dirti che cosa fosse, però sembrava avere una coscienza. Dietro di lui c'era un Pokémon, era enorme e... e esattamente come la prima volta che ho fatto un sogno come questo, ho provato paura. Mi sentivo tremare le gambe, anche se immagino non fosse possibile."
Gary scosse la testa.
"E' strano. Tutti coloro che sono state vittime di questi incubi affermano di aver visto cose simili alle tue."
"Credi che possa esserci una persona dietro tutto ciò o un Pokémon misterioso?"
Gary alzò le spalle.
"Non ne ho la minima idea. Come ti ho detto, ho qualche sospetto. Secondo le mie ricerche, almeno superficialmente, questo genere di sogni sembra affliggere chi ha passato la notte nella foresta e, inoltre, potrebbe essere frutto di qualche mossa di un Pokémon. Ma solitamente i Pokémon di tipo psico tendono ad ipnotizzare le loro vittime, in questo caso invece l'unico scopo sembra far fare loro degli incubi o condurle alla pazzia o peggio, al suicidio. Dubito che un qualunque Pokémon potrebbe avere interesse nel far morire qualcuno, no?"
"Suppongo tu abbia ragione," Pikachu spinse il muso contro il collo di Ash. Quest'ultimo sorrise, accarezzando il piccolo amico. "Spero solo che non mi capiti più. Non posso continuare così, finirò per aver paura ogni volta che mi ritroverò a chiudere gli occhi."
"E non solo in quei momenti. Cosa stavi facendo quando sei caduto a terra?" chiese Gary.
"Stavo... semplicemente camminando e cercando di capire cosa volevo fare. Avevo sonno, dal momento che sono sempre stanco. Quindi forse ho pensato di cercare un posto dove dormire e... ho pensato ad altro, ma niente di rilevante," scosse la testa.
Gary prese il proprio blocco e cominciò ad appuntare cose che Ash non riusciva a leggere dalla posizione in cui era.
"D'ora in poi pretendo di seguirti, almeno finché rimarrai in questa città," disse poi, categorico. Ash corrugò la fronte.
"Non sono sicuro che questa idea mi piaccia," protestò Ash, facendo leva sulle braccia per tirarsi su. L'altro sembrò non curarsi troppo di quella protesta.
"E io credo che te la farai piacere. Non voglio assolutamente rischiare che ti succeda qualcosa," disse, guardandolo serio. Tra di loro c'era tensione, ancora non riusciva a capire di che tipo, ma qualcosa non era come sempre. Stava cambiando il loro rapporto e non c'entrava niente con la cosa che aveva vissuto.
"Va bene," Ash si rassegnò, "a questo punto credo che dovrò davvero aiutarti con le indagini, no?"
"Sì, ma farai attenzione. La cosa che non riesco a spiegarmi è per quale motivo io non abbia questi sogni e tu sì. Quasi tutti gli abitanti di questa città stanno subendo questi incubi, turisti e non, ma io no..." mormorò, sfogliando le pagine del suo blocco, leggendo velocemente gli appunti.
"Probabilmente sei immune a qualunque sia il problema di questo posto."
"Non credo sia questo. Sto cominciando a pensare che c'entri il percorso che bisogna attraversare per arrivare fin qui. Io ho preso l'aereo, non ho camminato nella foresta. Non ancora."
Ash lo guardò con aria confusa.
"Allora come hai fatto le tue ricerche sul territorio?"
"Per il momento semplicemente parlando con le persone. Non sono andato fisicamente lì, anche perché è il punto dove si sono rilevati un maggior numero di incidenti tra cui sparizioni e suicidi, perciò volevo prima essere sicuro di poter andare da solo," spiegò, "e soprattutto io sono arrivato nel momento in cui mi hai incontrato. Prima di andare come uno sprovveduto a cercare risposte, ho preferito capire quali fossero le precauzioni da prendere."
"Potrebbe essere l'aria," esordì Ash, pensandoci, "magari l'aria di quel sentiero ha... qualcosa per cui fa venire le allucinazioni o fa fare gli incubi."
"L'aria... se fosse qualcosa per via aerea si sarebbe propagato per tutta la città e anch'io ne sarei affetto, non credi?" Gary si fermò a pensare e fu in quel momento che entrò l'infermiera.
"Come stai Ash?" chiese la giovane donna, avvicinandosi a lui. "Dobbiamo provare la pressione e fare qualche accertamento prima di lasciarti andare," gli sistemò la fascia per provare la pressione e controllò che fosse tutto apposto. Era regolare.
Si tolse lo stetoscopio con un sorriso e invitò Ash a rivestirsi. Apparentemente stava bene, ma Gary sembrava non essere così convinto.
"Se si presentassero di nuovo dei sintomi non esitare a tornare qui. Non sei il primo caso che vediamo in questi giorni," disse la donna, preoccupata, "sembra che sempre più persone che vengono da fuori abbiano problemi di svenimenti, amnesie e deliri. Tu sembri piuttosto in forma, ma ti invito a non rimanere da solo," spiegò, guardando Gary. "Tu stai bene?"
Il ricercatore annuì. "Nessun problema."
"Allora vi auguro buona serata," la donna scomparve in un'altra stanza, pronta a fare un altro controllo.

"Sono sempre più confuso," disse Ash, recuperando i propri vestiti e tenendoli tra le braccia. Gli avevano messo il camice da ospedale e wow, la cosa sembrava davvero esser stata più seria di quanto non riuscisse a credere.
"Non pensarci adesso. Andiamo fuori di qui," Gary uscì dalla stanza e lasciò che Ash si rivestisse con calma.

***

"Come ti senti?" chiese Gary, non appena Ash mise piede fuori dall'ospedale.
"Un po' frastornato. La verità è che una parte di me vorrebbe fuggire lontano da questa città e capire se effettivamente l'aria di questo posto abbia qualcosa a che fare con tutti gli incubi. E mi sta scoppiando la testa, ma credo sia normale," aveva lasciato il cappellino dentro lo zaino, proprio perché avere qualcosa che gli stringeva la nuca sembrava controproducente per il suo mal di testa.
"Credo che sia comprensibile. Però davvero, Ash, forse tu puoi essere la chiave che può aiutarmi a risolvere questo mistero," il ragazzo si infilò le mani nelle tasche del camice bianco e guardò alla sua sinistra. La fine del percorso che conduceva a Vitrea City combaciava proprio con quell'ospedale.
"Lo so, lo so," rispose Ash, "non credevo che un giorno ti sarei davvero stato utile per qualcosa."
"Ash..."
"In fondo non pensavo nemmeno che lo avresti ammesso."
"Ash..."
"Dimmi?"
"Tu sei uscito da quel percorso quando sei arrivato qua, non è vero?" domandò Gary, prendendo di scatto il suo Pokédex. "Se non vado errato, quel sentiero è pieno di Musharna. Forse gli incubi sono davvero frutto di alcuni Pokémon..."
"Ok, gli incubi. E il resto?"
"Non lo so, ma dobbiamo scoprirlo." Gary prese la mano di Ash e lo portò lontano da quel posto, cominciando a camminare velocemente.
"Ehy!"
"Non voglio rimanere qui ancora più a lungo. Tu sei contaminato, ormai, ma se per qualche motivo anche quest'area fosse invasa da qualunque cosa sia ciò che fa venire gli incubi, significa che anch'io potrei cominciare ad averne o a vaneggiare."
Ash aggrottò le sopracciglia.
"Non credi che avresti già cominciato?"
"No, perché se non vado errato tu non hai avuto subito questi sintomi, o sbaglio?"
"Beh, no... Gli incubi sono cominciati soltanto una volta addormentato, ma è normale dal momento che sono incubi."
"Sì, ma sappiamo che possono manifestarsi anche sotto forma di allucinazioni e, in ogni caso, non voglio correre il rischio."
Ash pensò che fosse comprensibile, perciò cercò di tenere il passo sostenuto di Gary, camminando veloce anche se a fatica. La testa gli faceva sempre più male.
"Gary! Fermati..." Ash si bloccò, portandosi una mano sulla nuca. "Non mi sento bene... di nuovo."
Gary lo prese sotto le braccia e lo fece sedere per terra, prendendo immediatamente la propria bottiglia d'acqua.
"Ok... Ok, bevi questa," il ragazzo cominciò a bere e chiuse gli occhi, cercando di recuperare la lucidità mentale. Dentro la sua testa un susseguirsi di immagini cominciarono a prendere il sopravvento su di lui.
Ancora morte, ancora macerie, ancora fuoco.
Aprì gli occhi di scatto, tirandosi indietro.
"No... No basta. Basta, basta!" esclamò, prendendosi la testa tra le mani. Gli occhi di Gary si spalancarono di scatto. Voleva cercare di capire come mai stesse reagendo così. Anche in quel caso, come poco prima, l'incidente non stava avendo una spiegazione.
Pikachu accorse alle gambe del padrone e fu in quel momento che Gary realizzò che quell'effetto colpiva soltanto gli umani. Sembrava decisamente essere mirato a loro, qualcosa di metodico e studiato da un umano per un umano.
"Shh... ci sono io Ash, ci sono io," Gary lo strinse al suo petto e Ash riuscì progressivamente a calmarsi, sentendo il calore dell'altro avvolgerlo. Le immagini scivolarono via dalla sua mente, lasciandola di nuovo libera.
"Scusami," mormorò, stringendosi le ginocchia al petto.
"Va tutto bene," rispose Gary, accarezzandogli la schiena, "puoi dirmi cos'è successo?"
Ash scosse la testa.
"Non lo so..."
Un rumore proveniente da un cespuglio al lato della strada li fece trasalire: Fu fugace, perciò poteva essere davvero qualunque cosa. O forse no.
"Ce la fai ad alzarti?" chiese Gary con dolcezza, cercandolo di aiutarlo a tirarsi su.
"Sì, sì. Ce la faccio," Ash si sorresse alla sua spalla, guardandosi intorno. Pikachu si avvicinò alla sua gamba, come per sostenerlo a sua volta.
"Stanotte dormiremo di nuovo al centro Pokémon, credo che sia la decisione più saggia," affermò Gary. Ash annuì, perplesso.
"Non capisco perché mi stia succedendo tutto questo. Ogni volta che ho questi... momenti, sì, chiamiamoli momenti, mi sento scuotere e mi sembra di... morire," mormorò a voce bassa. Aveva paura, sì, aveva davvero paura che tutta quella situazione lo avrebbe condotto verso la morte.
"Non è così Ash, ne sono sicuro. Non stai per morire, né stai per suicidarti, anche perché ci sono io e non permetterò a niente e nessuno di condurti alla follia," disse, sicuro, mentre lo sosteneva. Ash fece un sorriso sornione, ormai poco lucido.
"Sembri sempre così sicuro di ogni cosa che dici..."
"Ho imparato dal migliore," il ricercatore gli fece l'occhiolino, sorridendogli a sua volta. Entrambi, però, sapevano che c'era poco di cui sorridere.

***

Arrivarono al centro medico e Gary prenotò una stanza per loro due. Quando entrarono trovarono due lettini singoli, un piccolo armadio e una scrivania. Ash si appoggiò sul letto e l'altro sistemò tutto sulla scrivania, sedendosi per prendere alcuni appunti. Ash si distese, cercando di rimanere in una posizione tale che gli consentisse ancora di vederlo.
"Che cosa scrivi?" chiese, con voce bassa, debole.
Gary si voltò verso di lui, passandosi una mano tra i capelli.
"Oh, sono solo degli appunti sui vari eventi. Avere tutto scritto mi permette di capire meglio lo svolgersi di tutte queste vicende," disse, sfogliandoli. "Penso di aver capito grazie a te e a Pikachu che questo evento coinvolge soltanto gli umani, non ci sono Pokémon attaccati da questi incubi o da strani fenomeni," lesse i fogli, guardando le note scritte in rosso. "Perciò qualunque cosa sia, deve essere un attacco indirizzato agli umani volontariamente."
"Non potrebbe semplicemente essere una malattia di qualche tipo che però colpisce solo gli uomini?"
Gary scosse la testa.
"Di sicuro non si tratta di una malattia. Sembra... quasi l'effetto di un attacco di un Pokémon condotto sugli umani. Potrebbe essere Ipnosi, Mangiasogni..." disse, per poi chiudere il blocco e dirigersi verso Ash, sedendosi sul letto dove si era stato.
"Comunque, sto pensando di andare sul posto. Finché non vedrò la foresta non credo che riuscirò a capire se effettivamente dietro a tutto questo ci sono soltanto umani o Pokémon."
"Non è prudente, lo sai," rispose Ash, con poche forze.
"Lo so, ma non credo di avere molta altra scelta. Da ciò che so anche la polizia locale sta indagando, ma non ne stanno venendo fuori e, parlando con l'infermiera, è emerso che coloro che stavano trovando una soluzione a questo mistero, si sono ammalati o sono tra le persone che hanno perso la vita o la testa."La sua mano si appoggiò vicino al corpo di Ash e, forse nel pieno del delirio, avrebbe desiderato averla un po' più vicina - magari direttamente sopra il suo corpo.
Ma perché mai avrebbe dovuto desiderare una cosa del genere?
Chiuse gli occhi, stanco e in conflitto con se stesso: se avesse dormito, quasi sicuramente avrebbe fatto degli incubi, ma se non lo avesse fatto, sarebbe rimasto con quel senso di stanchezza e pesantezza alla testa. Non poteva continuare così, ne sarebbe uscito pazzo.
"Vuoi rischiare anche tu di finire come quei poliziotti, allora?" chiese, cercando di tenere gli occhi aperti.
"No, ma ho una pista. E non andrei da solo. Posso usare qualche Pokémon che esegua la mossa Riflesso in modo da proteggermi."
"Sempre se è un Pokémon che sta facendo una cosa del genere."
"Potrebbe essere un Pokémon comandato da un umano, per ciò che ne sappiamo," concluse, volgendo lo sguardo alla finestra. Ormai era notte e sarebbe stato imprudente avventurarsi adesso nel sentiero.
"Ma ci penseremo domani mattina," disse, sistemando una coperta sopra Ash. "Adesso dobbiamo riposare, soprattutto tu." La sua voce era calda e inaspettatamente dolce. Si sarebbe immaginato di ricevere premure da chiunque, mai e poi mai si sarebbe aspettato un simile comportamento proprio da Gary.
Chiuse gli occhi, sorridendo tra sé e sé e beandosi del calore che quel pensiero di vicinanza gli faceva provare, in totale contrapposizione con il gelo che avvolgeva la sua mente mentre si trascinava nel mondo dei sogni.

***

"Ti sei divertito oggi?"
Per la prima volta, intorno a sé Ash non vedeva le fiamme. Era tutto vuoto, poteva vedere soltanto l'ombra di un uomo di fronte a sé. Alle sue spalle un Pokémon, che finalmente riconobbe essere Arceus.
"Chi sei?!"
"Io sono." L'uomo diede una risposta secca. Quello dietro di lui sembrava Arceus, ma poco dopo cambiò forma, rivelandosi invece uno Zoroark
"Cosa... cosa vuoi da me, perché continui a perseguitarmi?" Ash era con le ginocchia a terra. Le sue mani stringevano i grani di terriccio, mentre lentamente sembrava trasformarsi in una sostanza rossa e liquida, densa.
"Quello che voglio da tutti... voglio che tu muoia lentamente, come è stato per la mia bambina..." la voce si faceva sempre più profonda, gutturale.
"Ma io non l'ho uccisa!" esclamò, alzando le mani. Adesso erano macchiate di sangue.
Una sensazione di freddo s'impadronì del suo corpo e la sagoma oscura svanì. Il buio lasciò il posto alle fiamme e Ash cercò di scappare più velocemente che poteva.

Si svegliò di soprassalto, alzandosi nel letto e meravigliandosi di non essere solo. Al suo fianco Gary era accoccolato accanto a lui e stava ancora dormendo nel momento in cui aveva aperto gli occhi.
Arrossì, sentendosi in imbarazzo per quella vicinanza, ma al tempo stesso gratificato nel non essere solo. Si era davvero preso cura di lui fino a quel momento fino al punto di dormirgli vicino?
Quel pensiero lo rincuorò, sebbene avesse ancora paura e si sentisse scosso da quel sogno. Ogni scenario che aveva vissuto sembrava così tremendamente reale.
Si allungò verso il proprio zaino un po’ a fatica, sfiorando il corpo di Gary - sperando di non svegliarlo - e prese la bottiglietta d’acqua, rinfrescandosi.

Si allungò verso il proprio zaino un po’ a fatica, sfiorando il corpo di Gary - sperando di non svegliarlo - e prese la bottiglietta d’acqua, rinfrescandosi.
"Stai bene?" la voce di Gary lo interruppe. Era impastata e si voltò verso di lui, così vicino al suo corpo. Si stava strusciando gli occhi, con aria davvero stanca.
"Sì, ho solo fatto l'ennesimo brutto sogno," mormorò Ash, stringendosi nelle spalle e chiudendo la bottiglietta d'acqua. "Grazie per essermi stato vicino."
Gary sorrise, un po' imbarazzato.
"Figurati, non potevo certo lasciarti in quelle condizioni. Ti sei calmato dopo che ti ho abbracciato," sorrise, guardando a sua volta i loro corpi vicini.
Normalmente non ci sarebbe stato niente di male, ma ormai era più che evidente che tra loro c'era... qualcosa di non detto, che forse andava leggermente al di là del classico rapporto che potevano avere due amici.
"Non capisco perché questi incubi non mi lasciano in pace," disse Ash, voltandosi verso l'altro, "non so, ogni volta c'è quest'uomo, e un'ombra... sembra un Pokémon, forse uno Zoroark, ma in ogni caso non riesco mai a capire cosa diavolo stia succedendo" disse, perplesso e stringendo il lenzuolo sotto di sé, nervoso. "Ormai non riesco più a riposare e mi sembra sempre che la testa possa scoppiarmi da un momento all'altro."
Gary lo guardò con aria dispiaciuta.
"Mi dispiace Ash. Non so cosa prometterti se non che cercherò di scoprire quanto prima la ragione di questi incubi. Sento che ci siamo molto vicini, comunque. Te l'ho detto, ho la netta sensazione che ci sia qualcuno dietro a tutto ciò, magari è l'uomo dei tuoi incubi," ipotizzò.
"Forse. Credo che... ci sia qualcosa di più. E' come se ogni volta volesse rivelarmi pezzo per pezzo le sue ragioni, come se volesse uccidermi lentamente o condurmi alla pazzia."
"Non sei solo, Ash," Gary gli prese la mano tra le proprie, stringendole piano. Ash si voltò di scatto, chiedendosi perché mai stesse facendo una cosa del genere.
"Gary..."
"Non devi combattere tutto ciò da solo, ci sono io e ti prometto che te ne tirerò fuori, ok?"
Quel gesto gli ricordò quella volta dove, in spiaggia a Jotho, aveva fatto la medesima cosa. Al tempo Ash non riuscì a comprenderne la ragione, forse in quel momento il quadro gli sembrava più... chiaro.
Abbassò lo sguardo, vergognandosi tremendamente, mentre il suo stomaco si attorcigliava su se stesso e provava un inspiegabile calore su tutta la parte bassa del corpo. Fastidioso e inopportuno, specialmente in un momento come quello.
"Ok. Grazie, davvero."
Gary sorrise e si alzò dal letto. Pikachu balzò sopra le gambe di Ash, accoccolandosi lì per cercare di dare conforto a sua volta al suo padrone.
C'era un'aria tesa tra di loro, ma non per i sogni. No, era senza dubbio qualcos'altro e Ash in parte temeva l'idea di scoprirlo e di affrontare ciò che stava succedendo tra lui e Gary.
Ringraziò il suono del PokéGear di Gary, che interruppe quell'imbarazzante silenzio.
"Io... dovrei rispondere."
Ash annuì.
"Pronto?" Gary si mise una mano nella tasca posteriore dei pantaloni, cominciando a fare avanti e indietro per la stanza mentre qualcuno sembrava riportargli delle informazioni veramente serie, a giudicare dal suo sguardo.
Ash lo guardò passo passo, seguendolo e ponendosi così tante domande da essere fin troppe; forse non era la scelta migliore, visto il suo mal di testa. Era sempre stato così spensierato da sembrare quasi un'altra persona, in quel periodo.
"Va bene, grazie," rispose Gary, attaccando la telefonata.
"Tutto okay?" domandò Ash, aggrottando le sopracciglia e sporgendosi verso di lui.
"Sembra, secondo la polizia, che in tutta questa vicenda sia coinvolto il capopalestra della città," osservò, guardandolo serio. "Tu quando hai avuto a che fare con lui per la prima volta?"
Ash scosse la testa.
"Beh, la prima volta che ci siamo scontrati e... basta. Cioè ieri. Nessun altro momento."
"Mh, l'altra notte lo hanno visto entrare nel sentiero. Si dice sia un uomo piuttosto solitario e che abbia perso la figlia da piccola," raccontò. "Non so come possa essere correlato, ma sembra essere uno dei più sospetti. Se si considera, poi, che ha Pokémon che potrebbero effettivamente star incantando delle persone..."
"L'uomo dei miei incubi però non somiglia a lui," spiegò, "è molto diverso."
"Potrebbe non apparire nella sua vera forma, per quanto ne sappiamo. Potrebbe anche essere uno Zoroark," esclamò, indicandolo e ricordandosi il sogno che aveva fatto Ash.
"Potrebbe..." sussurrò in risposta, non del tutto convinto.
"Comunque vogliono vederci entrambi in centrale tra mezz'ora. Pensi di riuscire a prepararti e stare con noi? Se vuoi rimanere qua andrò soltanto io."
"No, andiamo. Tempo di vestirmi," Ash prese la maglietta e i jeans, voltandosi poi verso di lui. Forse si sarebbe potuto spogliare lì? Del resto da piccoli si erano visti un sacco di volte.
Gary aprì, nel frattempo, il suo blocco appunti e annotò altre cose, sbirciando di tanto in tanto Ash mentre si cambiava. Naturalmente, Ash lo sapeva, e si sentiva in imbarazzo, ma forse anche lievemente gratificato da quelle attenzioni.
Uscirono entrambi dal centro medico, le occhiaie di Ash erano fin troppo marcate per non essere viste, perciò qualche volta le persone per strada si voltavano a guardarlo. Pensandoci bene, sembrava un cadavere. Aveva la pelle bianca, le occhiaie scure e a stento si teneva in piedi. Era come se, davvero, qualcuno gli stesse risucchiando tutta l'energia vitale dal corpo.
Gary ogni tanto gli porgeva il braccio, offrendosi per sostenerlo.
Arrivati alla centrale di polizia, l'agente Jenny con un Growlithe li stava aspettando appoggiata al bancone, mentre di fronte a sé teneva una serie di fotografie con dei sospettati.
Entrambi salutarono e la donna arrivò dritta al punto.
"I sospettati sono tutti uomini e sappiamo quasi per certo che questo fenomeno è stato provocato da un umano per mezzo di Pokémon. Abbiamo mandato diversi investigatori e alcuni testimoni hanno confessato di aver visto un uomo, un'ombra, con un Pokémon, addentrarsi nel percorso di notte. Qualcun altro dice di aver visto delle onde brillanti propagarsi, perciò non mi sorprenderei se effettivamente il nostro sospettato fosse proprio il Capopalestra della città," spiegò l'agente avanzando la sua foto. "Voi avete mai visto quest'uomo?" chiese poi. Ash annuì.
"L'ho sconfitto l'altro giorno, ho vinto la sua medaglia," disse, annuendo piano.
"E com'è stato? Era particolarmente... forte? debbole? segni particolari?" chiese, prendendo un'agendina e segnandosi le risposte.
"Normale. Ho affrontato di sicuro avversari più temibili di lui, ma è stato un bello scontro. Il suo Musharna è stato particolarmente forte..."
"Musharna," ripeté l'agente.
"Sì. Ma non vedo come possa essere utile alle indagini, agente..."
Gary si infilò le mani nel camice bianco.
"Suppongo che Musharna potrebbe aver scatenato un qualche genere di attacco che ha colpito tutti gli umani che hanno attraversato il percorso."
Jenny annuì.
"Sia chi entrava, che chi usciva. Sembra che l'intento di quest'uomo sia condurre alla follia le persone e costringerle ad uccidersi. Inoltre, proprio come per te, è un processo lento dove ci si priva prima di tutto di un sonno salutare," la donna prese la foto tra le dita. "Dobbiamo interrogare ancora quest'uomo. Non ci ha voluto dire molto la prima volta, ma sono sicura che ora avremo dei buoni strumenti per farlo parlare."
"Tipo?" Ash non riusciva a capire.
"Tipo... alcuni hanno detto di aver sognato una bambina o quest'uomo che parla di una bambina. Il Capopalestra della città, Rick, ha perso la figlia quando era soltanto una bambina in un incidente. Erano in macchina, si sono schiantati contro un albero per colpa dell'asfalto scivoloso, sembra che non ce l'abbia fatta e che per lei lo scontro sia stato fatale. Lui è sopravvissuto... già, sopravvissuto abbastanza da scoprire che l'incidente era stato causato da dell'olio sull'asfalto, olio di auto, s'intende," la donna si mise le mani sui fianchi. "Per anni quell'uomo ha cercato di riavere indietro la sua bambina in modi che nemmeno dovrebbero essere consentiti all'uomo, ma senza successo. Ha provato anche la clonazione, finché a un certo punto si narrava cercasse di avvicinare dei bambini per usare le loro menti e fare... qualche genere di transfert? Comunque, nessuno ha mai confermato queste voci e per noi è stato impossibile agire," raccontò.
Ash e Gary si guardarono, entrambi perplessi dalla crudeltà di quella storia. In effetti tutti quei dati sembravano coincidere abbastanza con ciò che aveva sognato.
"Non sarà azzardato?" chiese poi Ash, sentendosi a disagio nel pensare a quel signore così gentile, come a un mostro che conduceva le persone al suicidio.
L'agente Jenny gli poggiò una mano sulla spalla, con fare quasi materno.
"Mio piccolo Ash, ci sono un sacco di cose azzardate che possiamo dire e che sembrano incredibili, tuttavia a volte sono vere e dobbiamo - possiamo - soltanto farci i conti," mormorò, scuotendo la testa.
Ash abbassò lo sguardo e incontrò la mano di Gary, così spaventosa vicina alla sua. Poté vedere l'esitazione delle sue dita che si muovevano piano, quasi a voler stringere le sue. Arrossì, per quanto ormai gli fosse possibile sorreggersi in piedi.
"Quindi andiamo a trovare questo capopalestra'" domandò poi, cercando di smuovere ulteriormente la situazione.
"Sì," rispose Jenny, prendendo tutte le sue cose e uscendo dalla centrale, seguita da loro e dal suo fedele Growlithe.
Ash camminò al fianco di Gary, appoggiandosi a lui quando le sue forze venivano meno. Aveva davvero bisogno di riposare.

***

Si ritrovarono di fronte alla palestra e Ash si strinse nelle spalle, provando un brivido freddo molto simile a quello che lo attraversò dopo aver vinto la medaglia. Si sentiva inquietato, irrequieto e aveva paura. Sì, davvero, forse anche troppa.
Non ne aveva avuta così tanta la prima volta che aveva messo piede in quel posto.
"Non so se ce la faccio. Non..." Gary lo sorresse, prendendogli un braccio e mettendoselo intorno alle spalle.
"Andrà tutto bene," disse, sorridendogli con dolcezza. Ash lo guardò negli occhi e si sentì vagamente meglio.
Entrarono nella palestra e l'uomo era in piedi al centro dell'arena, circondato dai suoi Pokémon. Musharna fluttuava sopra di lui.
C'era un'aria strana, inquietante.
"Signor Rick?" la voce dell'agente risuonò nella palestra. "Sono l'agente Jenny e sono qui per sottoporle delle domande."
L'uomo si voltò verso di lei. La sua espressione era decisamente meno dolce e affabile dell'ultima volta in cui Ash l'aveva visto.
"Il suo collega mi ha già interrogato abbastanza," disse l'uomo, incrociando le braccia dietro la schiena, "non potete lasciar perdere un povero vecchio? Non ne so niente degli eventi che accadono in questa dannata città!" esclamò.
Ash lo guardò e il Capopalestra sembrò riconoscerlo. Assottigliò gli occhi e Gary strinse di più la presa attorno al fianco di Ash.
"Non può tirarsi indietro. Abbiamo testimoni pronti a denunciarla e se non vorrà raccontarci lei le sue colpe, saremo costretti ad agire con la forza."
L'uomo fece un sorriso beffardo.
"Quindi siete convinti che il colpevole sia io," asserì, ridacchiando, "mettiamo... poniamo il caso che io lo sia? Non avete pensato che potrei incantarvi tutti? Sarebbe facile scappare, per me..." rispose, sorridendo malignamente.
Jenny guardò Ash e Gary, i quali fecero un passo avanti.
"So che cos'è successo a sua figlia," esordì Ash e Gary lo guardò sorpreso, ma anche spaventato. Cosa diamine stava dicendo? Si sarebbe fatto ammazzare così.
"So che... è morta. Ma non capisco, perché sta facendo questo? Uccidere persone non le ridarà sua figlia indietro!" esclamò, con la poca forza che aveva.
L'uomo fece un passo indietro, stringendo i pugni e mandando avanti i suoi stessi Pokémon.
"Cosa ne sai, tu?" chiese, con voce tremante.
"So abbastanza per farmi capire che lei non è così buono come sembra..." rispose. "Non lo vede? Non mi reggo quasi in piedi e sta prosciugando.. la vita delle persone che entrano in questa città! Perché?!" esclamò, dando per assodato che fosse lui il colpevole, sebbene non ne avesse ancora una ragione certa. L'uomo incrociò le braccia, mentre Musharna fluttuava sopra di lui e avrebbe potuto tranquillamente incantarli tutti.
Ma non lo fece.
L'uomo cadde in ginocchio, ridendo istericamente.
"Come può un ragazzino capire il dolore di un uomo?" chiese, sbarrando gli occhi, "tu non sai cosa ho dovuto vivere. COn quale peso sto vivendo..." si passò una mano sulla testa, "la testa mi esplode ogni giorno. Ogni santissimo giorno in cui ripenso alla mia cara bambina... la mia bellissima bambina."
L'agente Jenny sfoderò la pistola e tenne a portata di mano le manette, mentre aveva attivato un registratore per raccogliere la sua confessione.
"Sì, sono io il mostro. Contenti adesso? Io voglio solo riportare indietro mia figlia. Ho scoperto che..." ridacchiò, isterico, "se avessi ucciso abbastanza persone forse sarei riuscito a privar loro dell'energia vitale sufficiente per restituirla alla mia bambina. Ho chiamato degli scienziati, ho trovato chi... poteva generare di nuovo il suo corpo," il suo sguardo era spento, malato. Ash provava dei brividi di inquietudine, Gary lo stomaco sotto sopra. Forse avrebbe vomitato da un momento all'altro.

"Questa cosa è... completamente folle," mormorò Ash, guardando l'agente Jenny e poi Gary, il quale stringeva il corpo dell'amico con sempre più forza, come a volerlo proteggere da quel pazzo. E faceva bene, probabilmente.
"Lo è, mio caro ragazzo. Ma tu sei così giovane, cosa puoi sapere dell'amore? Mia figlia era tutto ciò che avevo... e qualche bastardo ha pensato bene di non togliere l'olio dall'asfalto... ed è morta così. Aveva solo nove anni e mezzo. Da lì a una settimana sarebbe partita per il suo viaggio e, credimi, ti somigliava molto. Avete... lo stesso sguardo. Un peccato. Anche il tuo si spegnerà, tra poco."
Un brivido di terrore percorse Ash per l'ennesima volta, mentre il freddo lo avvolgeva.
"Ma io non sto morendo," disse, con le poche forze che gli rimanevano.
"Lentamente, mio caro ragazzo, lentamente stai morendo," Gary si scagliò verbalmente contro il Capopalestra.
"Ma si sente?! Uccidere giovani e innocenti vite! Chi si crede di essere? Dio?! Non può giocare così con la vita umana. Lei avrà perso sua figlia, ma ora sta uccidendo una miriade di persone per un progetto completamente folle, avvalendosi dell'aiuto dei suoi innocenti Pokémon!"
L'uomo scoppiò in una fragorosa risata che fece tremare tutti i presenti.
"Innocenti? O no, loro sono colpevoli almeno quanto me," ridacchiò, avvicinandosi al proprio Musharna, toccandolo con una mano. "Le migliori macchine mortali che potessi desiderare."
Ash lo guardò con sdegno.
"Macchine mortali?! Loro sono nostri amici e lei non merita la sua compagnia se..."
"BASTA!" l'agente Jenny intervenne nella conversazione, sfoderando una Pokéball e rivelando un Chikorita, il quale legò con le sue liane il colpevole.
"E' ora di chiudere questa storia. Ho sentito anche troppe cose senza reagire, ma racconterà il resto al dipartimeto di polizia," disse, avvicinandosi a lui e infilandogli le manette. Avrebbe potuto usare qualunque Pokémon psico, ma la cosa sorprendente fu che... non lo fece. Ash e Gary si sarebebero aspettati un simile gesto, perciò avevano già preso le loro Pokéball in mano, ma Rick non fece niente. Rivolse semplicemente gli occhi al cielo.
"Se io sono un mostro... allora spero che tutti siano come me, perché così potranno dire di aver amato abbastanza qualcun altro."
Ash e Gary si voltarono a guardarsi, sconvolti. Chissà se nella loro vita avrebbero mai ucciso per chi amavano. Ash avrebbe giurato di no, ma nel vedere il volto deformato di quell'uomo, si chiese se la pazzia non conducesse anche a simili scelte.
"D'ora in poi gli incubi finiranno," esordì l'agente, guardando i due ragazzi, "tornate a casa. Ash, passa in ospedale. Esigo che tu riposi lì per un po'," disse la donna, trascinando via l'uomo in piena crisi delirante.
Qualcosa nel cuore di Ash si smosse nel vedere quel mostro così inerme, ma al tempo stesso si disse di non avere pietà per chi aveva ucciso così, senza riserve, chiunque e a momenti anche lui stesso.

***

Passarono quattro giorni da quel momento e Ash finalmente tornò nel pieno delle sue forze. Gli incantesimi erano terminati e la gente del luogo aveva ripreso a stare bene. Alcuni erano ancora ricoverati in ospedale, ma lui poteva finalmente riprendere il suo viaggio in tutta serenità.
"Quindi le nostre strade si dividono," disse Gary, infilandosi le mani in tasca.
Ash sorrise imbarazzato.
"Così pare."
"Non siamo costretti... se vuoi," propose Gary, grattandosi dietro il collo.
Ash lo guardò incuriosito.
"Mh?"
"Nel senso. Potremmo comunque continuare a viaggiare insieme e... vivere qualche avventura. Non molte, poi possiamo tornare a fare i nostri viaggi solitari, ma... mi piacerebbe passare del tempo con te."
Ash arrossì, infilandosi le mani in tasca, mentre Pikachu mugolava contento.
"Io... mi farebbe piacere, sì."
L'altro sorrise, stringendo la cinghia dello zainetto.
"A patto che mi dirai perché avevi smesso di parlarmi da piccolo."
Gary roteò gli occhi.
"Ecco, la mia richiesta è appena decaduta."
"Eddai!" esclamò, ancora.
Gary sorrise e infilò un braccio sopra le spalle di Ash, trascinandolo per il sentiero.
"Allora preparati, perché ho intenzione di raccontarti la versione lunga di come mi sono innamorato di te."
Ash si bloccò, drizzando la schiena e guardandolo incredulo.

Adesso lo sapeva. Avrebbero avuto molte cose di cui parlare e un viaggio decisamente lungo da affrontare... insieme.

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